Le linee guida

dichiarazione universale dei diritti dell'uomo

LE LINEE GUIDA
Partendo dalla “Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo” firmata nel 1948 si può comprendere l’inconciliabile visione dell’essere umano all’interno di un sistema democratico e laico tra gli Stati islamici e gli altri. Tanto che gli Stati islamici hanno poi sottoscritto una loro Dichiarazione che si fonda in modo radicale sulla legge islamica. In effetti, la dichiarazione islamica dei diritti dell’uomo del 1981 scaturisce da varie critiche dirette da paesi prevalentemente islamici, come Sudan, Pakistan, Iran ed Arabia Saudita, verso la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo per la mancanza di considerazione per le "esigenze religiose e culturali" dei paesi islamici.


Essa è stata preceduta da un intervento presso le Nazioni Unite da parte del rappresentante iraniano Saʿid Rajaie Khorasani, secondo il quale Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo rappresentava "una interpretazione laica della tradizione giudaico-cristiana" che non avrebbe potuto essere attuata dai musulmani senza violare la legge del'Islam.

Si comprende l’inconciliabilità della convivenza tra la società civile fondata sulle libertà individuali e sulla laicità e l’introduzione della Shari’a, la legge islamica, alle fondamenta dello Stato.

Non vi è alcun intento discriminatorio nei confronti dell’Islam che, come tutte le religioni, è tutelato dall’articolo 19 della Costituzione italiana. Nel contempo però l’islamizzazione di leggi, diritto e norme che è previsto dall’Islam e applicato negli Stati ove la religione islamica è maggioritaria non è conciliabile con l’articolo 8 della Costituzione che recita “Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, purchè non contrastino con l'ordinamento giuridico italiano”.

Il Pai  nasce con l’obiettivo di tutelare e salvaguardare la libertà di tutti, la nostra cultura e il nostro sistema sociale senza prevaricare altri modelli ma con ferma decisione a non sottomettersi, nella convinzione che la democrazia e la libertà non possono essere assoggettate a nulla. Nella “Dichiarazione islamica dei diritti dell’uomo” ogni cosa è sottoposta e soggetta alla Shari’a.

La legge dello Stato e la Costituzione devono essere l’argine alle radicalizzazioni, agli estremismi e garantire l’uguaglianza di tutti a prescindere dal credo politico o religioso. Lo Stato deve porre una linea invalicabile all’interno della quale tutte le religioni devono rimanere. Se è necessaria un’esegesi del credo religioso, come già fatto nella interpretazione delle Sacre scritture da cristiani ed ebrei, questo processo deve essere intrapreso dalla comunità religiosa interessata. Lo Stato non può accettare di fare passi indietro sulle libertà civili e sulle conquiste sociali e culturali perché una qualsivoglia religione vuole imporre il suo credo considerandolo moralmente superiore agli altri.

il segretario Stefano Cassinelli

 

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