Il Programma e lo Statuto

9 punti obiettivo

PROGRAMMA
Associazione Partito Anti Islamizzazione

ISLAMIZZAZIONE

1 - Contrastare ogni forma di radicalizzazione dell’Islam da cui nascono gli estremismi ed ogni tentativo di sottomettere la libertà sociale e culturale occidentale. Lo Stato pone dei paletti oltre cui nessuna religione o ideologia può andare, la legge non scende a compromessi su nessuna questione religiosa e non fa passi indietro sui valori fondamentali della Costituzione. Regole chiare, predicazione obbligatoriamente in italiano, certificazione della provenienza dei fondi che finanziano moschee e centri culturali islamici, impedire lo svilimento della donna, vietare la crudele macellazione halal e tutte le azioni in conflitto con la legge italiana.

 

SICUREZZA

2 - Priorità alla sicurezza con la razionalizzazione dei servizi e un aumento sensibile del numero di personale delle Forze dell’ordine che dovrà essere dotato di tutti gli strumenti per operare nel migliore dei modi e con un costante presidio delle strade e di tutto il territorio, oltre all’introduzione di pene più severe da scontare in carcere per i reati più gravi. Meno autovelox e più agenti in strada non per sanzionare ma per proteggere e servire. Lo Stato deve avere il controllo del territorio e questo avviene con la presenza degli operatori di sicurezza sulle strade. Riteniamo che debbano essere potenziate e razionalizzate le Forze di Polizia che sono dotate di personale qualificato in molteplici ambiti e garantiscono interventi competenti e capaci. Certo, il personale sembra non “bastare mai” ed in parte è vero: è necessario, oggi come non mai, potenziare le nostre Forze di Polizia, anche numericamente. È necessario altresì razionalizzare grandi apparati che rischiano di sovrapporsi, generare sprechi, inciampare nelle proprie farraginosità. E’ ancor più necessario fornire alle Forze di Polizia un adeguato strumento di lavoro. E si deve andare oltre automobili, uniformi o strumenti per la sicurezza passiva ma di leggi chiare, con pene certe, che non vanifichino l’indefessa opera di uomini e donne che ogni giorno, con passione, rischiano la vita per “assicurare alla Giustizia” il malvivente che, puntualmente torna libero di delinquere in meno di 24 ore per poi affrontare (eventualmente) un processo dopo anni. La garanzia di sicurezza non può prescindere dalla garanzia di Giustizia e la Giustizia perde la propria credibilità quando l’esito della propria opera tradisce l’etimologia del suo nome. Potremmo “fare i populisti”, come va tanto di moda. Scaricare le colpe sui poliziotti, sui carabinieri, sui “magistrati che scarcerano i delinquenti”, ma finiremmo col mortificare lavoratori, patrioti, uomini e donne che ancora credono nei valori della legalità e con sacrificio cercano di arrivare dove possono con gli strumenti che hanno. La verità è che l’unica vera colpa dobbiamo attribuirla alla classe politica, che ha abbandonato da tempo, ormai, i lidi del buon senso e della protezione dei cittadini. Non è “antipolitica”: la politica è la linfa di una società democratica.. Ciononostante gli uomini e le donne che hanno politicamente gestito il Paese negli ultimi 30 anni non sono stati in grado di mantenere un contatto con la realtà, con la percezione che gli italiani hanno, della realtà; con le loro speranze, le loro difficoltà, i loro timori. Arrivando a contrapporsi, sublimando l’assurdo per una democrazia: la politica contro i cittadini ed i cittadini contro la politica. Pensiamo che sia giusto aspettarsi sacrificio ed abnegazione da chi serve lo Stato in uniforme, sulle nostre strade. Rifuggiamo da ogni forma di “parassitismo”, assenteismo, nepotismo o da quel brutto neologismo figlio di una cattiva gestione politica della cosa pubblica: lo statalismo, nella sua concezione più bieca. Siamo convinti che un servitore dello Stato che si sia macchiato della commissione di un reato doloso, non abbia più i requisiti per continuare in tale nobile professione e vada punito pesantemente. Siamo altresì convinti che lo Stato deve essere dalla parte degli uomini che rappresentano lo Stato, è una follia vedere rappresentanti delle Istituzioni che si scagliano ad ogni occasione contro chi veste la divisa per proteggere l’Italia, la libertà e la democrazia. Siamo invece per l’efficienza, per l’alto profilo, per il continuo aggiornamento, per la meritocrazia reale. Non vediamo alcuna violazione di alcun diritto nell'acquisizione dei parametri di identificazione certa per tutti i cittadini alla nascita e per chiunque acceda al territorio nazionale (impronte papillari, DNA ecc...) e nella creazioni di apposite banche dati ad uso esclusivo delle Forze di Polizia, nel rispetto della riservatezza dei dati sensibili.

 

PENE NUOVE E CERTE

3 - Tutti i cittadini stranieri, di qualsiasi nazionalità, che commettono reati in Italia oltre alla pena prevista dal Codice avranno un decreto di espulsione perpetuo dal Paese e, in caso di violazione, con il ritorno in Italia saranno incarcerati per almeno cinque anni. Questo consentirà di limitare drasticamente una serie di reati esecrabili come i furti nelle abitazioni. Dentro la propria casa ogni cittadino deve potersi sentire protetto e al sicuro e deve essere lo Stato a garantire tutto questo. In termini più generali deve essere stabilito in modo assoluto la certezza della pena. Oggi la popolazione carceraria in Italia è di circa 50mila persone, il 39% di questi, poco più di 20.000 sono stranieri. Un dato che razionalmente fa comprendere che qualcosa nel sistema integrazione non funziona se si considera che la percentuale di stranieri in relazione alla popolazione italiana è del 10% circa, dato variabile anche per il numero di irregolari. Ciò significa che la popolazione carceraria straniera è quasi il quadruplo rispetto alla percentuale di stranieri nel Paese. Dato che aumenta se si considerano anche tutte le persone sottoposte ad altri regimi come i domiciliari e ancora di più in relazione ai pregiudicati e ai recidivi. Per questo diventa importante mettere una pena certa e pesante per gli stranieri pregiudicati che tornano in Italia. E’ innegabile che, ed emerge soprattutto nei piccoli numeri, vi sia un problema con la criminalità proveniente dall’estero. In Valle d’Aosta ci sono 185 detenuti di cui 111 sono stranieri, significa che ci sarebbero solo 84 detenuti nella Regione, in Trentino su 442 detenuti 313 non sono italiani. Ogni detenuto costa circa 130 euro al giorno, solo per il mantenimento nel carcere, il che significa 6,5 milioni di euro al giorno. Se si considera solo la popolazione carceraria italiani il costo quotidiano diminuisce a 3,9 milioni di euro. Ogni giorno liberando gli istituti di pena dagli stranieri si avrebbe un risparmio di 2,6 milioni di euro. La così alta presenza di delinquenti stranieri è di ricercare principalmente nella mancanza di certezza della pena, nel sistema giudiziario molto lento e soprattutto nelle pene leggere. Costringere gli stranieri che hanno già una condanna a non rientrare in Italia significa ridurre drasticamente il crimine e le popolazione carceraria visto che il 70% degli ex detenuti commette nuovamente dei crimini.

 

IMMIGRAZIONE

4 - Fare una politica dell’immigrazione vera creando un Ministero specifico per Immigrazione e solidarietà internazionale. Flussi di accesso definiti e contrasto fermo al fenomeno della clandestinità con espulsioni e “rimpatri assistiti” nei paesi di origine. Fare interventi nei paesi del terzo e quarto mondo. I soldi utilizzati in Italia per finanziare il fenomeno “profughi” investirli invece per opere quali pozzi, scuole, ospedali nei paesi poveri con accordi con gli Stati in questione e la gestione dei lavori affidata direttamente all’Italia. Non si devono più dare milioni di euro a dittatori o governi corrotti che non risolvono i problemi ma ne creano di più per avere più denaro. Investimenti diretti e gestione diretta degli investimenti nei paesi poveri usando personale locale. Gli Stati che non accettano queste condizioni non avranno più alcun sostegno economico e questo porterà dittatori e governi corrotti ad avere meno forza e i popoli potranno ribellarsi ed ambire alla democrazia. Chi non accetta queste regole non riceverà soldi. Al contrario i cittadini dei Paesi aiutati avranno anche accesso privilegiato ad entrare nei flussi migratori stabiliti dall’Italia. La questione è complessa ma serve il coraggio della razionalità nelle scelte. Ogni giorno la popolazione mondiale aumenta di circa 200.000 unità. Gran parte di queste nasce tra i 770milioni di estremamente poveri (estremamente poveri per la Banca mondiale significa vivere con meno di 1.9 dollari al giorno). Nel 2016 in Italia sono arrivati circa 180.000 richiedenti asilo, questo significa che tutte le problematiche create dall’arrivo di questi disperati nel nostro Paese equivale al numero di poveri che è nato solamente il primo gennaio 2017. Questo dato, analizzato in modo razionale, fa capire che prendere in carico 200mila richiedenti asilo all’anno non risolve in alcun modo il problema. Anzi, visto che circa l’85% degli arrivi è composto da giovani maschi, si toglie la forza lavoro dai luoghi più poveri per portarli in nazioni che hanno già buone percentuali di disoccupazione creando ulteriore disperazione e alimentando le forze della malavita pronte a sfruttare questo mercato partendo dagli scafisti per arrivare ai disperati allo sbando in Italia. L’immagine offerta dell’accoglienza facile venduta a chi vive con meno di due dollari al giorno è chiaramente un invito a tentare la fortuna anche perché le norme che ci siamo dati a partire dalla Convenzione di Ginevra, passando per i dispositivi nazionali dall’articolo 10 della Costituzione fino  regolamento di Dublino 3 ci costringono all’ accoglienza incondizionata dei presunti rifugiati. A questo si aggiunge la burocrazia incapace di agire rapidamente e così per due anni (tempo medio) il richiedente asilo pesa sull’economia italiana salvo poi vedere respinta la domanda con la conseguenza dell’espulsione, che avviene solo sulla carta, e del ricorso fatto da associazioni che forniscono legali pro bono con l’ulteriore conseguenza di intasare i tribunali. Tutto questo nel paradosso assoluto per cui l’Europa si dice disponibile ad accogliere tutti i richiedenti asilo ma non li mette in condizione di arrivare liberamente obbligandoli a usare i mezzi illegali degli scafisti con le conseguenze che tutti conosciamo. Un comportamento vergognoso di una continente che non ha il coraggio di dire “non possiamo accogliere tutti” e ha la sfacciataggine e la crudeltà di dire “arrivate da soli ma non potete prendere un aereo perché la direttiva 51 del 2001 ve lo impedisce”. Quello che bisogna avere è il coraggio di fare i rimpatri assistiti con determinazione assoluta e di dire che in Europa si entra solo con un permesso che può essere concesso anche nei campi profughi. Questo sarebbe un comportamento non ipocrita ma il buonismo dilagante e il razzismo strisciante si nutrono di tragedie.

ECONOMIA

5 - Ridimensionare l'attività imprenditoriale di Stato. Lo Stato ha il compito di sostenere e controllare l'impresa privata, principalmente operando nella direzione della semplificazione burocratica, del controllo del rispetto delle regole comuni e del sostegno alle imprese, favorendone lo sviluppo con una pressione fiscale giusta e coerente, limitando la propria parte attiva nell'impresa stessa. Lo Stato ha interesse nel mantenimento delle imprese sul territorio nazionale e deve quindi scoraggiare la delocalizzazione mettendo l'imprenditore in condizioni di ritenere preferibile mantenere quante più sedi produttive ed amministrative nel territorio nazionale, adottando mirate misure di semplificazione sia in ambito imprenditoriale stretto sia in relazione al mercato del lavoro, nel rispetto dei lavoratori, ma con attenzione al merito ed alla produttività. Lo Stato non regala denaro, ma favorisce e sostiene a fronte di precisi accordi bilaterali, anche di categoria. Lo Stato, in sintesi, deve poter fruire di una giusta parte dei profitti delle imprese, ma per fare ciò deve mettere in condizioni le stesse aziende di operare con semplicità e con serenità. Lo Stato deve porsi come punto di riferimento per l'imprenditore che cerca aperture ai mercati esteri, deve prendersi cura delle imprese nazionali nell'ottica in cui il successo dell'impresa costituisce un successo anche per lo Stato in termini di profitto fiscale, occupazione, qualità della vita, prestigio internazionale. Bisogna operare nella direzione delle riduzione e semplificazione del sistema fiscale agendo sulla spesa corrente. Nel momento in cui nel Paese ci sarà il rispetto delle regole e della legge si dovrà ambire a un’aliquota fissa di tassazione per i redditi, parametrandola al reddito del contribuente, facendo progressive riduzioni del 5% per arrivare a una soglia non oltre il 30% di tassazione massima. APPROFONDISCI

DROGA

6 - Bisogna bloccare la diffusione delle droghe tra i minori, che sono i soggetti più deboli e che hanno bisogno di maggior tutela, si introdurrà un sistema di controllo nelle scuole unitamente a un programma educativo. Appositi incaricati delle Asl effettueranno controlli e test antidroga a campione nelle scuole medie inferiori e superiori. In questo modo anche le famiglie avranno la consapevolezza della situazione e si potrà intervenire nei confronti dei minori che risulteranno utilizzare droga, il tutto nella massima riservatezza. Quando un ragazzo risulterà positivo sarà fatto oggetto di controlli sanitari continui al fine di impedirgli di utilizzare sostanze stupefacenti. Questo sistema, mai utilizzato perché non vi è mai stata la volontà politica reale di sconfiggere la piaga della droga, consentirà di contrastare in modo efficace l’uso di stupefacenti tra i giovani. Vi sono alcune abitudini diffuse tra l'umanità dalla notte dei tempi che, per quanto a seconda del contesto storico, economico e sociale in cui vengano considerate, sono indubbiamente deleterie per l'uomo, a volte per la sua stessa sopravvivenza.  L'utilizzo arbitrario e smodato di qualunque sostanza in grado di distorcere la percezione della realtà è un potenziale pericolo per una società civile libera e democratica, ove la coscienza di sé e della comunità costituisce elemento necessario per una serena convivenza nel rispetto dei reciproci diritti e libertà. Siamo convinti che lo Stato debba supportare le famiglie e le istituzioni educative al fine di educare i giovani e intervenire in attività che prevengano e reprimano ogni forma di “avvicinamento precoce” all'utilizzo di sostanze stupefacenti ed alcolici. Focalizziamo l’attenzione primariamente sui giovani perché il primo contatto con la droga avviene generalmente intorno ai 15 anni. I ragazzi sapendo di essere monitorati dal sistema sanitario saranno scoraggiati dal provare le droghe perché l’utilizzo sarebbe scoperto e le famiglie informate. Purtroppo alcune droghe oggi sono più infime dell’eroina di un tempo perché l’effetto visibile dura poche ore mentre i danni sono permanenti nel tempo e spesso le famiglie non immaginano che i loro figli possono essere finiti in questo tunnel. Per questo abbiamo deciso di focalizzare innanzitutto l'attenzione sul mondo dei minori. Riteniamo che fino al compimento della maggiore età un individuo non possa fruire appieno della libertà decisionale sulla sua salute e che sia compito della famiglia, delle Istituzioni e dello Stato adoperarsi in ogni modo affinché il giovane, nell'apprendere tutti i rischi correlati all'utilizzo di tabacco, alcool e stupefacenti sia strettamente controllato affinché ne stia distante. Il PAI si propone quindi di adottare una severa politica di contrasto all'uso di tali sostanze da parte dei minorenni, con mirati interventi nelle scuole di ogni ordine e grado, nelle comunità di aggregazione con controlli costanti ed eventuali provvedimenti di “recupero” del giovane. Le istituzioni sanitarie dovranno operare in sinergia con gli istituti di istruzione d'ogni ordine e grado, con frequenti controlli mirati e “a campione” nelle scuole al fine di identificare minori che utilizzano sostanze illegali. Questi saranno immediatamente posti all'attenzione delle rispettive famiglie alle quali, se del caso, saranno proposti percorsi riabilitativi con verifica costante dei progressi. Dovrà essere attivata una campagna di controllo e contrasto anche sull’uso di alcolici che tra i giovani rappresenta una vera piaga.

 

AMBIENTE

7 - Tutela dell’ambiente che deve passare anche attraverso tasse, non dazi, sulle importazioni di prodotti provenienti da paesi che producono un alto tasso di inquinamento. L’economia europea è pesantemente colpita da importazioni a basso costo garantite dal fatto che in molti paesi si produce senza alcun rispetto per l’ambiente oltre che per i lavoratori. I prodotti delle nazioni che non hanno gli stessi parametri di salvaguardia ambientale dell’Italia saranno tassati da una imposta ecologica con un duplice obiettivo: tutelare le produzioni italiane da una concorrenza sleale e proteggere l’ambiente. I ricavi della tassa ambientale sui prodotti esteri sarà utilizzata per finanziare la ricerca scientifica, dare contributi alle aziende che investono in prodotti e produzioni all’avanguardia sul fronte della protezione dell’ambiente e per fare sconti sull’acquisto di veicoli e impianti di riscaldamento poco inquinanti.

 

DISABILI

8 - Maggiori tutele e sostegno ai disabili e alle loro famiglie. Lo Stato ha il dovere di tutelare e proteggere i suoi cittadini più deboli. Per questo si dovranno aiutare maggiormente i disabili con azioni mirate come l’eliminazione dell’Iva sui prodotti dove è al 4%, aumentare le possibilità di integrazione nel mondo del lavoro e della scuola, incrementare i sostegni economici nei casi più gravi. Contemporaneamente si dovrà procedere a una attenta e scrupolosa verifica delle effettive situazioni esistenti e sanzionare in modo durissimo falsi invalidi e truffatori procedendo anche alla confisca dei beni ottenuti frodando lo Stato. In un’ottica di protezione dei più deboli in tutte le strutture per anziani e persone non autosufficienti e nelle scuole dovranno essere messi sistemi di videosorveglianza a disposizione esclusiva della Magistratura e delle Forze dell’ordine. Secondo noi la disabilità è una condizione relativa. Disabile per che cosa? Rispetto a chi? Perché? Vogliamo rifuggire dalla ricerca di ulteriori neologismi per definire persone tra le persone, con pari dignità. Per questo iniziamo col NON chiamare le persone con aggettivi o avverbi che precedono aggettivi. Non certo per una questione grammaticale ma per un aspetto culturale per noi importante che deve riguardare l’intera società libera e democratica. Riteniamo che la persona disabile, così come la persona anziana e-o particolarmente fragile debba essere posta nelle condizioni di poter vivere al meglio la propria vita con la massima attenzione e cura da parte dello Stato. L’assistenza  deve essere di alto livello nei casi più gravi. Il maggiore impegno deve essere profuso per il fine ultimo, ove possibile, dell’inquadramento lavorativo, pur con tutele e deroghe del caso. L’obiettivo è fornire sostegno sensibile e concreto ai ragazzi disabili minorenni ed alle loro famiglie, garantendo non solo l’inserimento ma anche e soprattutto la reale integrazione, (oggi è spesso ancora solo una parola non suffragata dai fatti) a pieno titolo e con pari dignità, a tutti i livelli. Riteniamo necessario prevedere un percorso di sostegno progressivo per tutte quelle famiglie con giovani disabili non autosufficienti o con cerebropatie gravi, affinché con la loro crescita e contestuale invecchiamento dei familiari, possano intraprendere percorsi alternativi che conducano ad un graduale alleggerimento del carico familiare e garantiscano le migliori condizioni di vita per il disabile, nella fase del “dopo- genitori”. Non sempre, ma spesso infatti la domiciliarità è possibile, sia con i genitori anziani sia in assenza di uno o entrambi i genitori, purché siano per tempo attivati, con il coinvolgimento e l’assenso della famiglia, progetti adeguati di supporto e reti di servizi qualificati nonché tutti gli interventi necessari. Importante il coinvolgimento della famiglia residua se esistente, a condizione che esistano professionalità garantite e costanti, corrette verifiche e feed back. Con la stessa determinazione, anzi sicuramente con maggior fermezza, vogliamo combattere ogni forma di abuso. Ci proponiamo di contrastare lo squallido fenomeno dei cosiddetti “falsi invalidi”, con accertamenti costanti e sanzioni severissime anche per chi tenta di sfruttare la condizione di difficoltà altrui per ottenere ingiusti benefici sottraendoli di fatto a coloro che ne necessitano. Siamo determinati a proporre un disegno di Legge che renda obbligatoria la presenza di un sistema di videosorveglianza con registrazione perpetua in tutte quelle strutture pubbliche o private ove l'utenza sia costituita da minori degli anni 14, persone anziane e-o disabili, o comunque persone con limitata o assente capacità di intendere e volere, in condizioni di minor possibilità di autodifesa. Filmati che, nel rispetto della giusta riservatezza, saranno esclusivamente a disposizione costante della Magistratura e delle Forze di Polizia inquirenti.

 

REGIME GIUDIZIARIO SPECIALE PER I POLITICI

9 - La stabilità amministrativa del Paese viene continuamente messa in ginocchio da indagini giudiziarie che si trascinano per lunghi periodi bloccando o limitando l’attività legislativa e amministrativa con la delegittimazione dei rappresentati istituzionali. Per questo per politici e amministratori pubblici dovrà essere introdotto un sistema giudiziario particolare che preveda un processo rapido (6 mesi per arrivare alla sentenza dall’avviso di garanzia) e in caso di condanna pene triplicate rispetto ai cittadini e l’esclusione perpetua da incarichi pubblici e da società partecipate. Questo consentirà di avere Governi e Amministrazioni efficienti e non delegittimate che saranno in grado di portare avanti gli obiettivi strategici su lavoro, sicurezza, economia, immigrazione, sanità ecc. ed essere credibili verso i governi esteri. Il principio alla base di questo provvedimento, che può apparire duro, sta nel fatto che un rappresentante delle Istituzioni, che per altro riceve già un sostanzioso stipendio, commette qualcosa di più grave rispetto a un normale cittadino senza incarichi che compie lo stesso reato. Il rappresentante delle Istituzioni, soprattutto quello eletto dai cittadini o nominato dalla politica, che compie, in particolare all’interno della sua funzione pubblica, un reato non ha solo violato la legge ma ha tradito l’Istituzione stessa che è stato chiamato a proteggere e tutelare. Per questo motivo la gravità dell’azione compiuta è moltiplicata e per questo deve passare il concetto che chi vuole fare il rappresentante delle Istituzioni deve essere consapevole che lo Stato non accetta da lui comportamenti illegali. Chiaramente questa norma si applica per i reati compiuti nello svolgimento del mandato pubblico e per le attività ad esso connesse.

STATUTO   

Repertorio n° 85889  Raccolta n° 32195          

ATTO COSTITUTIVO DI ASSOCIAZIONE

REPUBBLICA ITALIANA

Il venti giugno duemila diciassette, in Delebio, nel mio studio avanti a me, ANGELO ANDREA AULETTA, notaio in Delebio, iscritto al Ruolo del distretto di Sondrio, con lo studio alla via Stelvio n 100 sono presenti:
- CASSINELLI STEFANO, che dichiara di essere di stato libero0 in proprio e quale procuratore di CABIATI FRANCO, che a mezzo del procuratore, dichiara di essere di stato libero, giusta procura speciale per mio atto del 16 giugno 2017, repertorio n° 85883, che in originale si allega al presente atto sotto la lettera "A";
- KLOKPAH KWADZO, che dichiara di essere di stato libero.

Della identità personale e dei poteri dei costituiti, cittadini italiani, io notaio sono certo.

STATUTO DELL'ASSOCIAZIONE "Partito Anti Islamizzazione"

ARTICOLO 1 Denominazione E' costituita l'associazione denominata "Partito Anti Islamizzazione"  con descrizione del simbolo “i colori della bandiera italiana sfumati che avvolgono la sigla “PAI” e alla base la scritta “Partito Anti Islamizzazione”

ARTICOLO 2 Scopo – Oggetto 1- Il Partito Anti Islamizzazione è un partito costituito da elettori ed iscritti, fondato sul principio delle pari opportunità e ispirato dagli articoli 2, 49 e 51 della Costituzione Italiana. 2- Il Partito Anti Islamizzazione affida alla Segreteria Nazionale le decisioni fondamentali relativamente l’indirizzo politico, all’elezionedellepiù importanti cariche interne, alla scelta delle candidature per le elezioni e per le cariche istituzionali. 3- Il Partito ha come scopo la salvaguardia della cultura, delle tradizioni e della struttura sociale italiana e si prefigge la conservazione dello stato democratico in Italia e delle libertà civili per ogni uomo e donnaa prescindere dalla razza. L’azione sarà governata dalla Costituzione Italiana e dalla Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo. 4- Tra gli obiettivi cardine del Partito Anti Islamizzazione, la garanzia della sicurezza per i cittadini rispetto alla dilagante criminalità, la gestione del fenomeno dell’immigrazione tenendo in considerazione la situazione mondiale ma avendo per priorità l’interesse nazionaleed europeo,la valorizzazionepersonalee in forma organizzata d’impresa, la marginalizzazione dell’intervento pubblico nell’economia, nei servizi e nelle relazioni sociali e la piena applicazione del principio disussidiarietà orizzontale nonché il cambiamento in senso meritocratico dellasocietà basato sui valori delle pari opportunità e il libero mercato e quanto altro contenuto nel programma. 5- Il Partito Anti Islamizzazione è un “partito di scopo” che rivolge la propria azione all’ottenimento degliobiettivi contenuti nelproprio programma. Il Partito è contrario alle ideologie nazifasciste, comuniste e razziste. Ispira la propria azione politica all’articolo 8 della Costituzione italiana. Per conseguire i propri obiettivi l’associazione potràcollaborare con altre organizzazioni, partiti e movimenti politici, enti, soggetti con fini simili e analoghi o propedeutici al proprio ed inoltre potrà parteciparead ogni iniziativa culturale, politica, mediatica e d’informazione.

ARTICOLO 3 Sede L'associazione ha sede in                                            

ARTICOLO 4 Durata L'associazione è contratta a tempo indeterminato.

ARTICOLO 5 Organi del Partito e disposizioni transitorie L’organizzazione del Partito prevede, sotto il nome di Consiglio direttivo nazionale, le figure del presidente, di due vice presidente, di un segretario politico e di due vice segretario, di un tesoriere e di un consiglio composto da 4 membri. Hanno diritto a sedere nel Consiglio direttivo nazionale con diritto al voto i soci fondatoridell’associazione.Il Consiglio direttivo nazionale resta in carica cinque anni dalla nomina che avverrà in una fase immediatamente successiva alla fondazione dell’associazione con la votazione dell’assemblea degli iscritti, eventuali cariche vacanti saranno affidate, scegliendo tra gli iscritti al partito stesso o tra soggetti ritenuti dal Consiglio stesso come particolarmente meritevoli, dai membri già in carica del Consiglio direttivo nazionale con voto palese ed a maggioranza.Il Consiglio direttivo nazionale sarà eletto dall’Assemblea nazionale con voto palese, l’Assemblea si riunirà ogni cinque anni salvo decadenza anticipata del Consiglio direttivo nazionale i cui membri potranno essere rieletti. L’Assemblea nazionale potrà votare formazioni proposte per costituire il Consiglio direttivo nazionale presentate dagli iscritti da almeno cinque anni. L'Assemblea è composta dalla totalità degli associati e il diritto di voto si acquisisce dopo tre anni di iscrizione. L'Assemblea è convocata mediante avviso pubblicato sul sito internet dell'associazione almeno cinque giorni prima della data fissata per il suo svolgimento. Dellosvolgimento dell'Assemblea è redatto verbale, sottoscritto da Presidente e Segretario. All'Assemblea spettano tutti i poteri che dalla legge e dal presente statuto non siano attribuiti al Consiglio Direttivo o al Presidente o al Segretario. Saranno costituiti, su iniziativa del Consiglio direttivo nazionale, i Consigli direttivi regionali formati da un presidente, da due vice presidenti, da un segretario e da due vice segretario, da un tesoriere e da un consiglio composto da 4 membri. Possono essere nominati dal Consiglio direttivo nazionale dei Presidenti onorari del Partito senza che essi abbiano diritto di voto all’interno del Consiglio stesso. Il Consiglio direttivo nazionale resta in carica ed ha la possibilità di svolgere il suo ruolo anche con la sola esistenza delle carica di Presidente, Segretario e Tesoriere. I soci fondatori sono titolari del nome e delsimbolo dell’associazione e del PartitoAnti Islamizzazione, regolarmente depositato, e ne amministrano l’utilizzo. E' ammessa la partecipazione in teleconferenza, purchè siano effettivamente presenti almeno due membri del Consiglio direttivo nazionale. In caso di parità prevale il voto di chi presiede. Il Consiglio è presieduto dal Presidente ed in sua assenza dal Vicepresidente. In assenza di entrambi presiede il più anziano dei consiglieri. Delle riunioni del Consiglio verrà redatto verbale, su apposito libro. Il verbale sarà sottoscritto dal Presidente e dal Segretario.

ARTICOLO 6 Il presidente e vice Al Presidente e ai suoi vice su delega competono il ruolo di rappresentanza istituzionale, il coordinamento politico con i Consigli regionali, rilascia le autorizzazioni e le deleghe per la presentazione delle liste elettorali, revoca gli incarichi e commina le sanzioni in caso di grave violazione dello statuto, presiede le assemblee del Consiglio direttivo nazionale,presiede l’Assemblea nazionale per l’elezione del Consiglio direttivo nazionale.

ARTICOLO 7 Il segretario e vice Al Segretario politico del partito e ai suoi vice su delega competono le attribuzioni che non sono secondo lo statuto conferite ad altri organi. Il Segretario rappresenta politicamente il partito in tutte le sedi - da attuazione al programma del partito -gestisce l’attività politica e organizzativa- coordina le iniziative nelle sedi politiche e istituzionali - convoca il Consiglio nazionale – coordina le relazioni con i rappresentanti degli altri partiti, movimenti e gruppi politici– coordina l’attività del partito in occasione delle consultazioni elettorali - attribuisce compiti e funzioni politiche.

ARTICOLO 8 Il tesoriere Il Tesoriere è nominato dalla Segreteria del partito e ad essa risponde, cessa dall’incarico con la scadenza del mandato del segretario. Il tesoriere ha la responsabilitàindividuale,autonomaedesclusivadelleattività amministrative, patrimoniali e finanziarie dell’associazione,nel rispetto delle leggi vigenti - ha la rappresentanza legale e giudiziale, sia attiva sia passiva del partito - può compiere atti di ordinaria e straordinaria amministrazione, fatta eccezione per l’acquisizione o la cessione di beni a titolo gratuito o oneroso previo mandato del Consiglio direttivo nazionale - predispone annualmente il rendiconto economico finanziario richiesto dalle vigenti leggi, il rendiconto con i relativi allegati previsti dalle leggi sulla contabilità dei Partiti politici ed il rendiconto delle spese elettorali, come previsto per legge - richiede i rimborsi elettorali alle autorità competenti, a qualunque livello territoriale - inoltra ogni domanda e consegnaogni documentazione con riferimento ad eventuali contributi per le spese elettorali e ne incamera gli introiti per conto del partito - ha facoltà per l’apertura e la chiusura di conti correnti bancari e per tutte le operazioni  bancarie in genere, comprese eventuali fideiussioni e depositiprevia autorizzazione del Consiglio direttivo nazionale - può acquisire beni e lasciti per conto del partito - cura la tenuta e l’aggiornamento dei registri contabili, amministrativi e sociali del partito previsti dalle leggi vigenti ene predispone lo schema del bilancio preventivo e consuntivo -cura l’assunzione e la gestione del personale e il regolare funzionamento degli uffici, delle sedi del partito e di ogni attività logistica del partito - assegna incarichi retribuiti e commesse di servizio e di gestione su mandato del Consiglio direttivo nazionale o della Segreteria.

ARTICOLO 9 Patrimonio e finanze L’associazione non ha fini di lucro e prende le risorse per conseguire i propri scopi: da donazioni, quote associative, da iniziative sociali, da lasciti ed elargizioni, contributi di persone fisiche, giuridiche ed enti pubblici e privati, finanziamenti pubblici e privati oltre che rimborsi elettorali e ogni
altra forma legale di finanziamento. Essa risponde dei debiti e delle obbligazioni assunte e amministra il proprio patrimonio in risposta alle deliberazioni adottate dal Consiglio nazionale. Il Consiglio nazionale, in casodi scioglimento dell’associazione decide sulla destinazione delpatrimonio residuo. L'esercizio sociale inizia il 1° gennaio e termina il 31 dicembre di ogni anno. La Tesoreria e il Consiglio nazionale non hanno responsabilità alcuna sulla gestione dei fondi regionali a qualsiasi titolo ricevuti e incassati né sono responsabili dell’utilizzo di eventuali somme devolutedalla tesoreria nazionale a quelle regionali. Gli obblighi assunti a ogni livello territoriale non impegnano a nessun titolo e per nessun motivo il livellonazionale né si verifica alcuna successione contrattuale rispetto a quelli regionali.

ARTICOLO 10 Associati Possono divenire soci coloro che vogliano concorrere al perseguimento dello scopo e dell'oggetto sociale o che intendano fornire sostegno e risorse all'associazione. All'atto dell'ammissione gli associati dovranno versare la quota di associazione. La quota minima verrà fissata annualmente dal Consiglio nazionale. Viene espressamente escluso ogni limite sia temporale sia operativo al rapporto associativo medesimo ed ai diritti che ne derivano. La quota associativa è personale e non rimborsabile e non può essere trasferita a terzi o rivalutata per atto tra vivi, salvo il caso di trasferimento mortis causa.

Doveri degli associati Con l'adesione all'associazione, i soci accettano il presente Statuto (nonché gli eventuali regolamenti integrativi) impegnandosi alla sua osservanza, per il buon funzionamento dell'associazione e l'affermazione e sviluppo della medesima, dedicando la loro attività all'esclusivo interesse dell'associazione. Il Consiglio nazionale potrà deliberare la decadenza dall'associazione di chi sia in ritardo di dodici mesi rispetto al pagamento della quota associativa o di chi non rispetti i principi fondamentali del Partito e le decisioni assunte dal Consiglio nazionale e dalla Segreteria. Spetta all’insindacabile giudizio del Consiglio direttivo nazionale valutare i comportamenti che siano inappropriati sotto il profilo etico, morale e legale e procedere all’eventuale espulsione dal Partito.

Diritti degli associati Le cariche sociali possono essere ricoperte esclusivamente dagliiscritti. Tutti gli iscritti hanno i medesimi diritti e doveri, essendo il presente Statuto ispirato a criteri di democraticità, con garanzia di elettorato attivo e passivo in capo a tutti gli iscritti che siano in regola con il pagamento delle quote associative. In particolare ogni iscritto avrà diritto di proporre, discutere e votare nelle assemblee, non è prevista la possibilità di votare per delega.

Richiami ed espulsioni Coloro i quali non osservino le indicazioni contenute nel presente statuto, potranno essere richiamati dal Presidente ed eventualmenteespulsi dall’associazione nel caso di comportamenti considerati contro gliscopi della stessa a insindacabile parere del Consiglio nazionale.

ARTICOLO 11 Ammissione di nuovi associati I nuovi soci sono ammessi previa delibera favorevole - da assumersi a maggioranza relativa - del Consiglio nazionale.

ARTICOLO 12 Recesso dell'associato L'associato può recedere dall'associazione in qualsiasi momento, dandone comunicazione scritta al Presidente o al Vice Presidente.

ARTICOLO 13 Partito e la rete I siti pai.su, anti-islamizzazione.it, antiislamizzazione.it sono i riferimenti in rete dell’associazione Partito Anti Islamizzazione. Su di essi sono pubblicate le deliberazioni e le notizie relative alle iniziative del Partito; è ammissibile la registrazione degli associati; sono inoltre possibili, su iniziative del Consiglio direttivo nazionale o della Segreteria, consultazioni e iniziative di democrazia diretta, con il coinvolgimento anche periodico di cittadini, aderenti e associati su temi di forte rilevanza sociale. Sifocalizza l’attenzione anche sui social network e alle altre forme diaggregazione in rete al fine di promuovere l’attività dell’associazione.

ARTICOLO 14 Scioglimento dell'associazione L'associazione può essere sciolta in ogni momento con deliberazione dell'Assemblea con il voto dei due terzi degli associati. L'associazione si scioglie di diritto nei seguenti casi: per il venir meno della pluralità degli associati; per l'impossibilità di perseguire lo scopo. In caso di scioglimento il Consiglio nazionale determina le modalità e i tempi della liquidazione dell'eventuale patrimonio residuo.

ARTICOLO 15 Modificazioni di statuto e regolamenti Salvo quanto sopra previsto le modificazioni dello statuto sono deliberate validamente con la presenza, in prima convocazione, della maggioranza degli associati ed il voto favorevole dei due terzi degli associati presenti. In seconda convocazione con il voto favorevole dei due terzi degli associati presenti.

ARTICOLO 16 Rinvio Per quanto non previsto nell'ambito del presente Statuto, si opera pieno rinvio recettizio alle disposizioni dettate dal Codice Civile ed alla vigente normativa in materia. 

 

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